Germania nel baratro? Una patata bollente per la BCE

Germania

I dati odierni della Germania non rappresentano la definitiva condanna alla recessione in ambito industriale ma poco ci manca.

D’altronde come abbiamo scritto ieri i tedeschi per giustificare le proprie difficoltà economiche si stanno attaccando a fattori lontanissimi dalle proprie realtà produttive.

Così ragionando è inevitabile che gli atteggiamenti e le cure non si rivelino i più idonei a risolvere i problemi.

Ma vediamo i preoccupantissimi dati macro odierni.

Tabella principali dati macroeconomici tedeschi di giornata

Indice PMI composito tedesco (Lug) 51,4 52,3 52,6
Indice dei direttori degli acquisti del settore manifatturiero (Lug) 43,1 45,1 45,0
Indice dei direttori degli acquisti del settore servizi tedeschi (Lug) 55,4 55,3 55,8

 Da tempo il settore manifatturiero della Germania batte in testa e il motore perde giri.

Certo è che oggi si va anche oltre le ultime recenti delusioni con l’Indice dei direttori degli acquisti del settore manifatturiero già a quota 45, ora con attese a 45,1 che precipita a 43,1.

Inutile fare giri di parole, sono dati disastrosi.

Se pensiamo che la quota recessione è sotto 50 qui siamo già ben lontani.

E’ vero che dopo i dati dei direttori degli acquisti serviranno conferme dai dati reali della produzione e delle vendite ma l’abbrivio è chiaro.

Era dal 2012 che non si vedevano numeri così scadenti.

Tengono i servizi basterà per evitare la recessione?

Una magra consolazione per la Germania arriva dal settore dei servizi che pubblica un 55,4 versus 55,3 atteso.

Ma la soddisfazione è subito calmierata leggendo il dato scorso che venne fissato a 55,8.

E poi parliamoci chiaro il settore dei servizi funge da tampone nel momento in cui l’industria incespica ma mai lo abbiamo visto reggere quando la manifattura letteralmente ruzzola verso il basso.

Ora tocca alla BCE

La BCE ora ha in mano un pallino che scotta come non accadeva da anni.

Saprà Mario Draghi ignorare la supponenza del governo di Angela Merkel e attivare quelle manovre di sostegno monetario all’economia più volte promesse?

O viceversa si farà portatore della conferma delle politiche di austerity che ci hanno condotto sin qua?

E, si badi bene, che queste scelte strategiche fallimentari (basta confrontarle con i diversi esiti delle scelte della FED negli USA) sono sempre state  frutto delle macchinazioni ordite in quel di Berlino!

Alla conferenza BCE di giovedì l’ardua e attesissima sentenza.

Direi che è solo per questa speranza che il DAX non si sta ancora schiantando trascinando con sé tutti gli altri listini europei e probabilmente le Borse internazionali.