Siamo ormai in dirittura d’arrivo verso il meeting della FED che nelle attese porterà a un rialzo dei tassi dello 0,25%. Ma da tempo la suspense non era così elevata per verificare , al di là della mossa concreta sui tassi, quello che sarà scritto nelle minute della riunione riguardo agli intendimenti futuri.
I mercati USA hanno già cominciato, nella serata di venerdì, a dare qualche segno di nervosismo staccandosi dai massimi appena realizzati. Se poi gli intendimenti della Banca centrale dovessero risultare particolarmente restrittivi anche per i mesi a venire, ebbene un certo distacco dall’equity con realizzi a pioggia sarebbe inevitabile.
Scrivevamo tempo fa che nell’era Greenspan ci saremmo aspettati la sorpresa di un rialzo dello 0,50%.
Con un Powell “alle prime armi”, che già con l’intervento previsto peggiorerà i rapporti già tesi con un Trump contrario a restrizioni monetarie, è difficile immaginare sorprese.
Ecco perché le carte coi programmi futuri avranno in questa tornata un ‘importanza centrale per determinare le dinamiche del prossimo futuro da parte degli operatori professionali.
Per intenderci un conto è effettuare un switch dalle azioni ai bond se la dinamica dei tassi rimarrà quella graduale e prudente in precedenza descritta, un conto sarà se invece la FED intenderà assumere un atteggiamento più aggressivo.
A quel punto sia sui corsi obbligazionari che sull’equity potrebbe registrarsi pariteticamente sia una reazione di immediato nervosismo ma , perché no, anche un proroga dello status quo in attesa di sviluppi meglio definiti.
Non va dimenticato infatti che per un fondo d’investimento acquistare un bond prima che i corsi abbiano raggiunto i livelli target vorrà poi dire soffrire l’andamento dei corsi che penalizzeranno la quota a prescindere dalle cedole migliorative offerte.
Motivi per agire in modo immediatamente drastico la FED ne avrebbe numerosi.
Dalle borse ai massimi storici compresi alcuni P/E decisamente gonfiati a un livello occupazionale di eccellenza, da dati macro e di produzione pari alle migliori fasi storiche dei cicli economici a una situazione internazionale molto meno agitata di quanto sia stata quasi perennemente negli ultimi 10 anni…
D’altronde pur rimanendo il dubbio che la FED abbia , con la sua prudenza, voluto coprire e aiutare più che altro il sistema della grandi banche USA si deve darle atto che il suo contributo alla costruzione di una fase economica così prospera negli Stati Uniti è stato decisivo.
Trump dovrà abbozzare e 0,25% o anche di più se non subito nel giro di qualche mese sono tappe fondamentali per una FED che dovrà farsi trovare pronta a contrastare le prossime inevitabili fasi di rallentamento del ciclo economico.