Fallimenti a catena di grandi big in USA. Ecco chi sono e perché in Europa non accade (ancora)

Quando si può dichiarare fallimento

Negli Stati Uniti la pandemia da Covid e il successivo blocco (parziale) delle attività, ha messo in ginocchio aziende dal nome blasonato. Multinazionali che mai ti saresti aspettato potessero andare in crisi al punto di dichiarare bancarotta. Si perché da aprile a oggi ci sono stati fallimenti a catena di grandi big in USA. Ecco chi sono e perché in Europa non accade (ancora).

Come funziona il fallimento in America e perché è molto più diffuso che in Europa.
In USA molte grandi aziende stanno fallendo. Dichiarano bancarotta e si appellano al Chapter 11. Il Chapter 11 del codice fallimentare statunitense permette a una azienda di portare i libri in tribunale e di passare in amministrazione controllata. Attenzione, non significa che l’azienda chiuda. Prosegue l’attività, se può proseguirla, ma ha tutta una serie di agevolazioni. Come per esempio blocco dei pagamenti ai creditori, possibilità di ridurre una serie di garanzie e tutele occupazionali. Tutto questo proprio per permettere alla azienda di proseguire l’attività al fine di superare il momento difficile, magari trovare nuovi capitali, o un compratore.

Fallimenti a catena di grandi Big in USA

Nel Purgatorio del Chapter 11 una delle prime a cadere è stata la compagnia di noleggio Hertz. Ha fatto istanza di fallimento la catena Pizza Hunt, molto famosa negli USA e considerata il tempio della pizza italiana. E lo ha chiesto anche la catena di ristoranti Wendy’s.

L’abbigliamento, insieme alla ristorazione, è il settore che paga più pegno. Sono fallite JC Penney catena di grandi magazzini di vendita di abbigliamento e Neiman Marcus, grande catena del lusso. Macy’s e Gap sono sull’orlo del fallimento. Che però non ha salvato Brooks Brothers (proprietà dell’italiano Leonardo Del Vecchio), tempio dell’eleganza maschile Oltreoceano.

Le ragioni dei fallimenti in USA

E queste sono solo le più note. Sono decine le aziende che hanno dichiarato fallimento negli Stati Uniti e la cosa fa sorgere spontaneamente alcune domande. La prima: come è possibile che due mesi di parziale chiusura delle attività abbia fatto chiudere aziende di dimensioni nazionale e internazionali (es. Hertz)?

Come è possibile che in Europa questo non sia accaduto? Il caso di Hertz è emblematico. Ha chiesto fallimento in USA ma la filiale europea esercita regolarmente, anche se piegata dal crollo delle richieste di noleggio.

Una ragione è che le aziende che hanno fallito non avevano conti brillanti neanche prima della crisi scatenata dalla pandemia. In USA c’è un uso spregiudicato del debito usato come leva. Finché entrano soldi per coprire il debito va tutto bene. Ma se c’è qualche intoppo, il castello debitorio crolla. La crisi del 2008 docet.

Perché non accade in Europa (ancora)

Altra domanda: perché in Europa l’ondata di fallimenti non è arrivata? In Europa e soprattutto in Italia, la legge fallimentare è molto più punitiva. Negli USA si dice che se non sei fallito almeno tre volte non sei nessuno. In Europa, e ancora di più in Italia, se fallisci una mezza volta, sei un unto a vita.

Rispetto agli USA, portare i libri in tribunale è molto meno conveniente. Inoltre le regole rigide del lavoro, le alte tutele occupazionali, sconsigliano di fallire. Perché non viene garantita l’attività della azienda, ma prima di tutto vengono tutelati lavoratori e creditori.

In Italia la prima tutela che è scattata con la quarantena è stato il blocco dei licenziamenti, che è in vigore tutt’ora. Eppure sappiamo dalle statistiche che una piccola aziende su 3 è in difficoltà. Che tutta la filiera legata al turismo e alla ristorazione è in crisi profonda. Cosa accadrà a settembre quando il blocco dei licenziamenti cesserà? Quando la cassa integrazione straordinaria finirà?

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