Esiste un’alternativa alla plastica, ecco come si chiama

bioplastica

In questi anni è divenuta celebre una frase pronunciata dall’ex Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon. “Non abbiamo un piano B perché non esiste un pianeta B”, così disse il diplomatico sudcoreano in un suo intervento pubblico. Il piano A cui implicitamente si riferiva Ban Ki-moon consiste nell’adozione di misure atte a governare il cambiamento climatico.

Tra queste, un ruolo di spicco è ricoperto dalla riduzione del consumo di plastica. Recentemente ci siamo occupati di analizzare alcune azioni individuali per arrestare drasticamente l’uso smodato che se ne fa (qui l’articolo). In questa guida, diversamente, cerchiamo di capire se questo materiale è sostituibile. Con molta probabilità, esiste un’alternativa alla plastica, ecco come si chiama.

I vantaggi dell’acido polilattico (PLA) e le differenze con la plastica

Esiste un’alternativa alla plastica, ecco come si chiama: acido polilattico (PLA). Si tratta del polimero dell’acido lattico. Il PLA è una delle bioplastiche ricavate dal mais macinato.

Qui la sostanziale differenza con i polimeri tradizionali, il PLA non è un derivato dal petrolio. Ne consegue che il commercio del PLA è desiderabile sotto molteplici aspetti. In particolare per quanto riguarda la produzione ma, soprattutto, per la decomposizione della materia. La filiera del petrolio si compone di molte fasi prima di giungere al prodotto finito, ciò si riflette inevitabilmente in costi di produzione molto elevati.

L’estrazione non è che il principio di una lunga catena di operazioni. Seguono lo stoccaggio, la raffinazione, la distribuzione e altre complesse tecniche. A tutto ciò si aggiungono i costi di manutenzione degli impianti. La produzione del mais, a ben vedere, senza addentrarci in analisi approfondite, ha dei costi sensibilmente inferiori.

Un amico della natura

Il vantaggio reale del consumo di bioplastiche, PLA su tutte, consiste nella rapidità con cui i materiali prodotti si degradano. Quando parliamo di plastica, parliamo di milioni di prodotti di varia natura. Pertanto è difficile stimare il tempo impiegato di decomposizione per ogni bene.

A titolo d’esempio, segnaliamo che le cannucce si degradano completamente entro 200 anni, mentre una bottiglia in PET impiega circa 450 anni. Tutt’altra storia per quanto concerne il PLA. Gli esperti riferiscono che la biodegradabilità del polimero naturale consente di far decomporre un sacchetto in meno di due mesi.

C’è un ulteriore aspetto da tenere in considerazione. I prodotti come i biopiatti o le bioposate, dopo essere stati usati possono rivelarsi ottimi alleati per la terra. Tramite specifici processi di lavorazione, la bioplastica in essi contenuta funge da concime fertilizzante nel settore agricolo. Un motivo in più per rivisitare i nostri modelli di consumo.

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