El-Erian: il rischio ora è una Fed troppo dovish

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Secondo El-Erian, adesso, paradossalmente, il pericolo per i mercati  una Fed troppo dovish. Ecco perché.

Cosa è successo con la Fed?

 Alla fine del 2018 i mercati hanno iniziato a registrare una serie di cali continuati. Una vera e propria anomalia se si pensa che l’ultima parte dell’anno è quella che, grazie al periodo natalizio è tra le più proficue. Soprattutto sui mercati statunitensi. Invece il paradosso è stato che proprio a Wall Street si è registrato il peggior dicembre dai tempi della Grande Depressione, ovvero gli anni ‘30. Il motivo? Una Fed troppo aggressiva.

La Fed di dicembre: troppo aggressiva

Infatti proprio nelle settimane precedenti quel crollo, il numero uno della banca centrale statunitense aveva più volte confermato la sua volontà di continuare a rafforzare i tassi di interesse. Una volontà che, secondo alcuni, avrebbe potuto portare a ben tre aumenti nel corso di quel 2019 che doveva ancora arrivare. Una decisione che arrivava dopo i 4 visti nel 2018. Troppo per dei mercati che uscivano da politiche di stimolo e accomodamento durate quasi una decina di anni. Ad ogni modo, un po’ per l’intervento del presidente Usa Donald Trump, un po’ per i dati macro non eccellenti, la Fed ha iniziato ad arrivare a sempre più miti consigli.

La Fed di marzo: troppo compiacente

Risultato: nell’ultima conferenza stampa si è confermato lo status quo sui tassi. Non solo, ma addirittura si è prospettato uno stop ai rialzi che durerà con ogni probabilità per tutto l’anno. Un cambio di rotta piuttosto repentino che ha spiazzato i mercati. Infatti lo scorso dicembre la banca centrale americana ha alzato il tasso di riferimento di 25 punti base.

Un ritorno del QE?

Una decisione che, di fatto, ha decretato il quarto aumento nel 2018 e il nono da quando la Fed ha iniziato a normalizzare i tassi alla fine del 2015. Eppure, solo tre mesi dopo e cioè a marzo, lo stesso Jerome Powell governatore della Fed, decideva di interrompere tutto fino alla fine dell’anno. Non solo, ma questa strategia ha persino fatto avanzare l’ipotesi, nel 2020, di un clamoroso taglio del costo del denaro.

I timori di El-Erian

Da qui i timori di una Fed anche fin troppo accomodante come ha sottolineato El-Erian, principale consigliere economico di Allianz. Anche perché secondo l’esperto, l’economia statunitense è ancora in buona salute. Soprattutto sul fronte del settore lavoro con le richieste di sussidi di disoccupazione che, pubblicate ieri, hanno registrato il livello più basso da 49 anni a questa parte. In altre parole, per El-Erian, la Federal Reserve è passata da una posizione “troppo aggressiva” ad un’altra “troppo accomodante”. Un cambiamento che avrebbe contribuito a una maggiore volatilità nei mercati finanziari anche a livello mondiale.