Economia americana un mondo a parte

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Mentre Mario Draghi si affannava in conferenza a sostenere un ‘economia europea definita in rallentamento ma non in recessione, negli USA venivano pubblicati altri dati macro straordinari.

Lo scollamento tra le due economie è sempre più evidente così come è chiarissima la derivazione.

Politiche economiche agli opposti, esiti opposti hanno generato.

La politica espansiva e di investimento di Trump è stata ricompensata, mentre la politica sparagnina e conservativa dell’Unione Europea sta conducendo gli stati membri dell’UE su un crinale economico sempre più discendente.

Tabella principali dati economia americana. Disoccupazione ai minimi

  USD Richieste di disoccupazione continua 1.713K 1.735K 1.737K
  USD Richieste iniziali di sussidi di disoccupazione 199K 219K 212K
  USD Media delle richieste sussidio di disoccupazione di 4 settimane 215,00K 220,50K

Una bella tripletta di dati sull’occupazione in miglioramento e, ove previste, meglio delle attese, era da alcune settimane che non si vedeva.

Considerato che siamo già nella fascia di record storici come livelli occupazionali negli Stati Uniti è evidente che questo ciclo economico virtuoso sta sempre più assumendo i contorni dell’eccezionalità.

Solo Trump potrà vanificare gli effetti del suo lavoro e creare impasse all’economia Usa

Partendo da presupposti di tale forza l’economia americana pare davvero in grado di reggere al meglio il rallentamento globale vendendo i propri numeri scendere solo di qualche punto.

Senza però mai avvicinarsi alle soglie di pericolo cui invece da un po’ si avvicinano i dati europei e dei paesi emergenti in genere.

Se Trump riuscirà a starsene  un po’ buono, oserei dire in disparte, a raccogliere i frutti del proprio programma ancora una volata sarà l’America a trainare la ripresa globale.

Anziché contribuire in prima battuta al suo sprofondare come accaduto nell’era dei sub-prima.

Anche le borse internazionali saranno dipendenti dagli indici USA

Visto che, bene o male, un minimo di collegamento tra economia reale e quotazioni di borsa resiste saranno dunque proprio le borse americane a fornire dapprima un sostegno e poi una spinta alle borse internazionali.

Borse internazionali che però paiono necessitare di un nuovo minimo prima di avere la voglia di ripartire.

Al momento però febbraio promette ancora, FED permettendo, una fase di recupero in grado di spingersi fino al set-up di marzo.

Point su cui gli orsi si faranno nuovamente sentire sulle borse internazionali in genere.