Ecco come mettersi in regola con il Fisco e non rischiare multe e accertamenti fiscali se si acquistano questi titoli valute o strumenti finanziari

Fisco

Di questi tempi, tenere i soldi in banca equivale a lasciarli sotto il materasso. Zero interessi e inflazione sempre più alta, con la conseguenza che i risparmi perdono velocemente potere d’acquisto. Oltre ad investire nei classici asset come azioni e obbligazioni, negli ultimi anni è possibile anche farlo con le “criptovalute”. La più famosa è il Bitcoin, nata nel 2009 per mano di Satoshi Nakamoto, nome fittizio di un personaggio o gruppo di persone ancora oggi ignoto. I Bitcoin sono una delle migliaia di monete digitali che si trovano facilmente su internet. 

Ecco come mettersi in regola con il Fisco e non rischiare multe e accertamenti fiscali se si acquistano questi titoli valute o strumenti finanziari

Moltissimi investitori  si pongono una domanda molto semplice: sulle criptovalute si devono pagare le tasse? Devono essere dichiarate da qualche parte? Cerchiamo di rispondere a queste domande in modo semplice. 

Secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate, i Bitcoin sono assimilabili alle valute straniere. Dunque, è come se avessimo in portafoglio dollari, sterline, yen, ecc… A questo punto, esiste una distinzione che l’Ente effettua tra imprese e persone fisiche. Le prime devono trattare sul piano fiscale i Bitcoin esattamente come fanno con le valute straniere. Dovranno sempre dichiararne gli acquisti e le plusvalenze realizzate dalla loro compravendita sono assoggettate all’imposta sui proventi finanziari del 26%.

Cos’è una plusvalenza? Facile. E’ quando compriamo un asset a un dato prezzo e riiusciamo a rivenderlo a un prezzo più alto. Sulla differenza dovremo versare allo stato il 26%. Ma questo vale per le imprese, mentre per le persone fisiche, cioè i piccoli investitori, le cose cambiano.

Come sono tassate le criptovalute per i piccoli investitori?

Ecco come mettersi in regola con il Fisco se si è un piccolo investitore. Se l’acquisto di Bitcoin o altre “criptovalute” avviene su una piattaforma di trading con sede all’estero, sì deve dichiarare. In quel caso, bisogna riportare l’investimento al quadro RW in sede di dichiarazione dei redditi. Attenzione: dichiarare non significa pagarci le tasse. Il loro pagamento si ha solamente quando viene realizzata una plusvalenza. Ma solo per acquisti del valore superiore a 51.650 euro e gli asset vengono detenuti in portafoglio per almeno 7 giorni lavorativi consecutivi.

Ma il discorso è un po’ più complesso: per il valore di acquisto si fa riferimento a quello dell’1 gennaio dell’anno in cui l’acquisto è avvenuto. Poniamo che in data 22 ottobre 2021 abbiamo acquistato un Bitcoin per 52.619 euro. Lo abbiamo rivenduto il 5 novembre successivo a 53.268 euro. In teoria, abbiamo guadagnato dall’operazione. Tuttavia, il valore d’acquisto per il Fisco è di 26.493 euro, quello dell’1 gennaio 2021. Essendo inferiore alla soglia dei circa 51.650 euro, non va pagata alcuna imposta. Se avessimo acquistato 2 Bitcoin, poiché il loro valore a inizio 2021 risultava essere di quasi 53.000 euro, la plusvalenza avrebbe generato un’imposizione del 26%.

Ma attenzione se acquistiamo i Bitcoin e il loro valore, insieme agli altri asset in portafoglio per almeno 7 giorni lavorativi consecutivi, superava all’inizio dell’anno di riferimento i suddetti 51.650 euro, ma nell’anno medesimo non effettuiamo alcuna rivendita, non pagheremo alcuna imposta. La plusvalenza, infatti, si realizza solamente all’atto della rivendita.

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