Intorno alle 10.30 del mattino, i mercati azionari europei, compreso quello italiano, ed i futures statunitensi viaggiavano in territorio positivo
Quello della diplomazia è un canale che si ritiene ancora attivo e utile, per la diplomazia, per evitare il peggio tra Russia e Ucraina. Anche se sarebbe giusto dire tra Russia e Nato dal momento che, almeno ufficialmente, la pietra d’inciampo sembrerebbe essere la possibile adesione di Kiev all’Organizzazione capeggiata dagli USA. Se, infatti, da un lato continuano ad arrivare minacce e recriminazioni, dall’altro si offrono anche varie opzioni per impedire che la situazione possa degenerare.
Al centro, i mercati oscillano fra le paure di un’invasione e le speranze di una soluzione pacifica. Attualmente, dopo la paura ucraina, il problema che resta sullo sfondo è quello che riguarda anche altri fattori come l’inflazione ed il rialzo dei tassi da parte di BCE, FED e delle altre Banche Centrali. Si tratta, infatti, di un rialzo che potrebbe essere più veloce del previsto. Il presidente della Federal Reserve di St.Louis, James Bullard, infatti, ha avvertito che senza un intervento sui tassi di interessa, l’andamento dell’inflazione potrebbe sfuggire di mano. Lo stesso Bullard, ultimamente, ha sempre promosso un’azione decisa da parte della FED.
Dopo la paura ucraina il focus degli osservatori adesso si sposta altrove
Da parte sua, l’Istituto guidato da Jerome Powell ha preferito soprassedere attribuendo il rialzo ad una situazione contingente caratterizzata dai colli di bottiglia creatisi dopo le varie riaperture post lockdown e la ripresa delle attività lavorative. La paura degli analisti, invece, è quella che la situazione possa dimostrarsi strutturale e non più passeggera come detto più volte dalla FED.
In effetti il rialzo dell’indice dei prezzi al consumo ha registrato risultati record a gennaio. Si parla di un +7,5%, il massimo, per Washington, negli ultimi 40 anni. Proprio per questi motivi Bullard ha prospettato un aumento di un intero punto percentuale per luglio.
Intanto, ritornando al più ampio orizzonte geopolitico ed alla crisi ucraina, il prezzo del petrolio è un dato che, almeno in quest’ultimo periodo, ha giocato a favore delle tasche russe. L’aumento del barile, come anche del gas, sono fattori che, in realtà, aiutano l’economia di Mosca. Il che potrebbe far pensare che la strategia di Putin sia quella di mantenere viva la tensione. Sempre, però, evitando di compromettersi con un’invasione che, di fatto, non porterebbe vantaggi a nessuna delle parti coinvolte. La dimostrazione arriverebbe anche dal calo repentino che si è visto sul greggio in queste ultime 48 ore. Le stesse in cui i vertici di Mosca hanno annunciato il ritiro, seppur parziale, delle truppe schierate al confine.