Dal caffè sospeso al pane sospeso?
La pratica di tenere “sospesi” gli alimenti, dal bar sbarca in panetteria. Chi infatti non ha mai sentito parlare della bella e buona abitudine partenopea del caffè sospeso? Per quei pochi che ancora non fossero a conoscenza dell’usanza, si tratta di lasciare un caffè pagato per i prossimi avventori, che non potessero permetterselo. Ebbene, in questi tempi di magra, è giusto sapere che si è passati dal “caffè sospeso” al pane sospeso. La solidarietà ai tempi del coronavirus.
Il pane sospeso “in pillole” o “in briciole”
L’idea di traghettare la buona pratica dai bar ai panifici, sembra sempre appannaggio di un campano. O meglio, del presidente di un’associazione di panificatori della Campania, nonché titolare di un proprio esercizio commerciale. Così da qualche mese in qua, chi va a comperare un pezzo di pane per sé, potrà acquistarne dell’altro da destinare a chi ne avesse bisogno. Una pratica che costa relativamente poco a chi la compie, ma che può fare la differenza per chi versa in condizioni di disagio. Il tutto peraltro nel rispetto assoluto della privacy https://archivio.proiezionidiborsa.it/facebook-lancia-facebook-shops-e-la-nostra-privacy/ , visto che il donante non conosce il donatario.
Le città italiane che hanno aderito alla pratica del “pane sospeso”
Dalla terra “madre” la pratica del pane sospeso comincia ad attecchire anche altrove, su e giù per lo “Stivale”. Ed infatti anche Roma, Lucca, Milano, Lecco ed alcune città pugliesi, giusto per citare le realtà più significative, hanno cominciato a seguire le orme tracciate in Campania.
La solidarietà ai tempi del coronavirus
Il diverso contesto territoriale non muta l’intento originario: dare una mano a chi è più sfortunato.
Varie invece possono essere le modalità con cui viene realizzata la mission solidale. Infatti
in alcuni contesti, si è preferito lasciare liberi i clienti di scegliere se optare per il “pane sospeso” o inserire qualche moneta in un salvadanaio. In caso di donazioni, poi alcune città si sono attivate con la ridistribuzione di “buoni pane” ai cittadini.
Nell’area del centro-nord invece è partita l’iniziativa di predisporre, in orari prossimi alla chiusura, dei sacchetti di pane take away. E la lista delle città solidali continua ad allungarsi fino ad alcuni comuni da Trento ad Agrigento passando per Bologna. Una cordata di bella umanità tutta made in Italy.