Contributi a fondo perduto e niente Irap per le imprese nel decreto Rilancio

Agenzia delle Entrate

Ormai in dirittura d’arrivo il decreto Rilancio, il maxi provvedimento di 258 articoli del Governo che mira a dare risposte alle aziende in crisi per via dell’emergenza Covid-19. Tra queste risposte ci saranno contributi a fondo perduto e niente Irap per le imprese nel decreto Rilancio. La conferma è giunta anche ieri sera, quando il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, ospite da “Che Tempo Che Fa” su Rai2, ha confermato  tutto ciò. Ha infatti dichiarato che ci saranno dei ristori a fondo perduto per tutte le imprese fino a €5 milioni di fatturato, per un ristoro massimo di circa 62mila euro possibili. I soldi arriveranno alle imprese tramite bonifico fatto direttamente dall’Agenzia delle Entrate .

I contributi a fondo perduto: requisiti

Tra le tante novità del decreto, la più attesa riguarda certamente i contributi a fondo perduto diretti alle imprese. Secondo l’ultima bozza il sostegno andrà a beneficio dei soggetti titolari di partita Iva, di reddito d’impresa e di lavoro autonomo, ma con ricavi non superiori a €5 milioni. Oltre a questa prima condizione, ne dovrà tuttavia sussistere una seconda. E cioè che fatturato e corrispettivi relativi al mese di aprile 2020 siano inferiori ai due terzi dell’ammontare degli stessi ma relativi al mese di aprile 2019. Questo 2° vincolo non vale per tutti gli imprenditori che hanno avviato la propria attività a partire dal 1° gennaio 2019.

I possibili esclusi dalla misura

Sempre allo stato attuale della bozza sembra che coloro i quali hanno beneficiato dell’indennità di €600,00 a marzo (e riconosciuta poi in automatico anche ad aprile) siano esclusi dal ristoro. Stiamo parlando di professionisti e partite Iva,, autonomi e piccole imprese che potrebbero essere tagliate fuori dal beneficio dei contributi a fondo perduto. Quest’ultimi, secondo l’ultima versione delle bozze, non sono cumulabili con il bonus dei €600

A quanto ammonta il ristoro?

Rispettati i due paletti del decreto, si passa alla quantificazione del ristoro mediante questo sistema. In sostanza si applica una percentuale sulla differenza tra l’ammontare di “fatturato e corrispettivi” di aprile 2020 e l’ammontare di “fatturato e corrispettivi” di aprile 2019. Da tale sottrazione si ottiene la base a cui applicare la percentuale da applicare, che varia a seconda dei ricavi e compensi annui (e relativi al periodo d’imposta 2019). In particolare si avrà il:

  • 25% per le imprese i cui ricavi o compensi non siano superiori a €100.000;
  • 20% per le imprese i cui ricavi o compensi siano invece compresi tra i €100.000 e i €400.000 esclusi;
  • 15% per le imprese i cui ricavi o compensi siano infine compresi tra i €400.000 e i €5.000.000.

Un esempio concreto: se un’azienda ad aprile dell’anno scorso ha fatturato €6.000 mentre il mese scorso ne ha avuti solo €1.000, il ristoro sarà dato da: 25% X (€6.000 – €1.000) = 0,25 X €5.000 = €1.250.

Modalità di presentazione della domanda

Ad ogni modo il decreto Rilancio prevede un minimo erogabile pari a €1.000 per le persone fisiche e di €2.000 per tutti gli altri soggetti. Il contributo non concorre alla formazione della base imponibile delle imposte sui redditi.

La domanda andrà presentata poi per via telematica all’Agenzia delle Entrate, la quale provvederà in questi giorni a emettere un provvedimento per illustrare ogni elemento utile. Tipo: il contenuto informativo della domanda, come va inoltrata, i termini di presentazione della stessa e così via.

Contributi a fondo perduto e niente Irap per le imprese nel decreto Rilancio

Sempre nel corso della stessa trasmissione di Rai2 di ieri sera il ministro Gualtieri ha anticipato che il Governo abbandona il saldo e acconto dell’Irap di giugno 2020 per le medie imprese. A loro favore, ha aggiunto Gualtieri, le misure previste dal decreto Rilancio prevedono incentivi fiscali e speciali forme di ricapitalizzazione. Ovvero speciali misure di sostegno fornite dallo Stato alle medie imprese, ma che – ha categoricamente escluso il ministro – non devono far minimamente pensare alla loro nazionalizzazione.