Come vengono conteggiati i tamponi del coronavirus

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Durante il mese di ottobre l’Italia ha assistito a un vertiginoso schizzo dei casi di coronavirus.

Da poco tempo sono ricomparsi sulle home dei nostri social i tanto temuti bollettini della Protezione Civile. In questi si vede il numero di contagiati, fra cui sono annoverati anche gli asintomatici, i guariti, i deceduti e coloro che sono attualmente ricoverati in terapia intensiva.

Ma come devono essere interpretati questi numeri? Ecco come vengono conteggiati i tamponi del coronavirus.

Il numero totale dei tamponi

Il numero totale dei tamponi non corrisponde ad altrettante persone che hanno effettuato il test e che sono risultate, purtroppo, contagiose.

In questo dato sono racchiusi anche i diversi tamponi effettuati sullo stesso individuo per monitorarne il progressivo stato di salute. Infatti, in questo processo, si deve osservare in che modalità e in che tempi un soggetto sta diventando negativo.

“Falsi positivi” e “falsi negativi”

Sempre al fine di spiegare come vengono conteggiati i tamponi del coronavirus bisogna, inoltre, considerare un altro aspetto significativo.

Si stratta della questione dei “falsi positivi” e dei “falsi negativi”. Un test può essere ripetuto più volte sulla stessa persona per avere conferma di un risultato che magari è stato falsato da un errore nel procedimento.

Secondo Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, nell’utilizzo dei tamponi può esserci fino al 50% di probabilità di incappare in un risultato non attendibile. La comunità scientifica, però, è tuttora divisa anche su questa questione. Inoltre, un tampone positivo non si traduce necessariamente in contagiosità. Questo strumento può rilevare alcune  particelle del virus presenti nelle vie respiratorie. Esse, tuttavia, possono essere semplicemente dei residui di un’infezione appena guarita e, dunque, non necessariamente pericolosa.

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