Bond o azioni: dopo il forte rialzo dei mercati da inizio anno è questo il momento di tirare i remi in barca?
Finora il 2019 si è presentato come un anno positivo per l’azionario.
Per il resto dell’anno è meglio continuare con le azioni oppure preferire i bond?
Il primo semestre 2019
Il 2019 ha visto il primo semestre migliore da anni, inoltre si è visto anche il miglior giugno dell’ultimo decennio e un cambio di rotta addirittura repentino per le banche centrali, in primis la Fed. Non solo, ma è stato un anno che ha permesso anche il ritorno, probabilmente, delle nuove misure di stimolo dell’economia da parte delle banche centrali. Una novità che ha portato i mercati obbligazionari ad essere meno appetibili, sul fronte del rendimento, ma, paradossalmente, più sicuri su tutti i tagli e per tutti (o quasi) gli emittenti.
Bond o azioni?
Un esempio classico è il Treasury Usa, da sempre visto come asset rifugio, al di sotto del 2% così come anche il nostro Btp. Quest’ultimo ha registrato un calo significativo della cedola immediatamente dopo una serie di fattori esterni. La prima è senza dubbio la cancellazione, da parte dell’Unione Europea, della procedura di infrazione per eccesso di debito. La seconda è la rassicurazione, da più parti, del probabile ritorno del QE da parte delle banche centrali. Una spinta, sebbene non definitiva, è arrivata anche a margine del G20 di Osaka quando il presidente Trump aveva annunciato, forse con un eccesso di entusiasmo per lui tipico, il ritorno alle trattative tra Usa e Cina sulla questione dei dazi.
Come spesso accade, quindi, gli investitori hanno percepito il tutto come un segno positivo per i bond. Quest’ultimo, infatti, potrà usufruire, in caso di ripristino del Qe o comunque di misure di stimolo come il taglio dei tassi, di capitali freschi per operazioni di M&A, buyback o anche per aumentare sensibilmente il dividendo agli azionisti.
Economie in fase di stabilizzazione?
Da qui la domanda: meglio continuare con le azioni oppure puntare sui bond?
Se da un lato le politiche delle banche centrali ricordano la debolezza dell’economia mondiale, dall’altro si tratta di guardare e interpretare il trend. I tassi più bassi di crescita in Cina, ad esempio, possono essere il segnale di una stabilizzazione dell’economia asiatica verso un’indipendenza dalla domanda estera. A tutto vantaggio delle performance di lungo periodo. Intanto i mercati guardano ad un aumento delle azioni (da non dimenticare il fatto che L’S&P500 è salito di oltre il 18% in un anno e gli indici Usa hanno visto nuovi record storici proprio nelle ultime sedute).
Contemporaneamente, però, impossibile non guardare alla sicurezza che, proprio la presenza delle banche centrali regala ad entrambi gli asset. In altre parole, salomonicamente, la risposta è che entrambe le voci possono beneficiare di un elemento decisivo come l’atteggiamento dovish degli istituti centrali.