Fino a qui abbiamo fatto ipotesi sui mercati azionari nel 2019 considerando che la FED realizzi, se non i due previsti, almeno un rialzo dei tassi di interesse che, come risaputo, sarà sgradito ai mercati azionari.
Esiste però anche l’eventualità che la FED non farà nulla.
Coi tassi fermi al 2,5% se non in ribasso in caso di necessità…
Bolla, mercati azionari e tassi
Stressata dagli attacchi di Trump e da un potenziale tonfo delle borse USA, la FED potrebbe anche decidere di dare corso a una nuova fase di espansione monetaria.
A questo si aggiunge anche la preoccupazione per l’asincronia tra il fortissimo ciclo economico USA e l’evidente rallentamento globale che in alcuni casi è già sull’uscio della recessione.
Anomalia che non può durare in eterno e che, ancora di più nel caso di strette monetarie, vede più probabile il rallentamento americano che non la ripresa delle altre nazioni.
Euforia sulle borse: verso una bolla?
E’ chiaro che in questo caso la non decisione della FED già a gennaio, semmai accompagnata da toni morbidi nelle minute, potrebbe da subito dare slancio al toro in borsa.
E si sa, una volta mollato il toro nel recinto dei mercati azionari, questi, ben nutrito dall’erbetta dei bassi tassi di interesse, catturarlo e fermarlo diventa un‘ impresa complicata.
Così nasce una bolla!
Una FED immota ed accomodante mercoledì, potrebbe dunque scatenare tra subito e le 48 ore successive l’euforia sui mercati azionari.
Il tempo di comprenderne le reali intenzioni e entrando in un nuovo mese con proiezioni rialziste trovare gli spazi al rialzo nuovamente spalancati ed ampi.
Le trimestrali aziendali
Tralasciando Apple sulla quale non siamo ottimisti, riteniamo che gli utili di molte blue chips americane sorprenderanno.
Da Netflix a Facebook (grazie alla controllata Instagram) ai colossi petroliferi, stimolati da prezzi del greggio almeno stabilizzati, i temi positivi potrebbero riemergere.
In America, Trump non cambierà certo la sua politica di sostegno fiscale e di generale sostegno alle attività produttive.
Dall’altro lato del pianeta la Cina si è mossa in modo importante per dare nuovo impulso alla propria economia.
La stessa Europa dovrà darsi una mossa per riportarsi in un contesto di nuova crescita.
Price earning disomogenei
Sono lontani i tempi in cui i Price earning era un valore sul quale attenersi in modo quasi esclusivo.
Ad oggi la situazione è ben diversa, talvolta gli operatori scommettono sui P/E con due/tre cicli di anticipo rispetto alla situazione corrente.
Tra l’altro questo fa sì che anche nell’ambito del medesimo settore insistano P/E profondamente diversi tra loro.
Direi quasi male assortiti e spesso senza che ciò abbia precise giustificazioni.
Siamo convinti che se le borse decideranno di portarsi al rialzo non sarà certamente frenata dal rapporto P/E.
C’è poi da valutare la possibilità di una “robusta rotazione settoriale”
Il tutto fino a formare la classica bolla degli eccessi sui mercati azionari.