BCE ed il meeting odierno: quali conclusioni?
Sarebbe presuntuoso pensare di verificare la coerenza tra il contenuto verbale della conferenza odierna di Mario Draghi e la sua comunicazione non verbale.
Anche perché il presidente della BCE è maestro in tante cose tra cui dissimulare al meglio preoccupazioni o semplici fastidi.
Ci limitiamo dunque ad analizzare i passaggi principali della sua conferenza restando ai contenuti.
Come spesso accade i contenuti sono risultati più esplicativi nella fase di risposta alle domande che non nella sua iniziale e personale fase introduttiva.
BCE e ripetuti richiami al rallentamento economico in arrivo
Le parole di Draghi dal nostro punto di osservazione non sono state particolarmente rassicuranti proprio per i ripetuti richiami al rallentamento economico in arrivo.
Rallentamento economico che dunque Draghi ha citato in vari passaggi ma senza mai dandone una esplosione temporale di inizio e durata.
Quasi ignorando per esempio i dati di indici francesi che proprio oggi per il terzo mese consecutivo si sono posizionati sotto quota 50 indicando recessione.
Anzi, a proposito di recessione Draghi ha ribadito che non è attesa dalla BCE, anzi, pur senza quantificarle, che le probabilità sono molto basse.
Forte rallentamento sì, recessione no
Dunque forte rallentamento sì, recessione no.
Se non altro non è stato sparso veleno sui singoli stati.
La responsabilità di questa fase critica attesa è stata sparsa tra politica protezionistica USA, rallentamento globale e degli emergenti in particolare, criticità socio-politiche non meglio identificate.
Quindi quello che la BCE teme è un prolungamento del rallentamento più che una vera recessione.
In particolare in Germani e Italia il board non nutre questa aspettativa pur ammettendo che le condizioni potranno mutare velocemente.
Anche per questo Draghi ha ribadito più volte che la politica monetaria resterà accomodante a lungo.
Evidente il tentativo di rassicurare i mercati e parimenti le preoccupazioni sottostanti…
Dubbi sui paesi traino
Altra area di dubbi viene dal passaggio/risposta in cui Draghi ha detto che a vari livelli economici esistono diversità tra i vari paesi UE e che alcuni faranno da traino agli altri…
Ma nel momento in cui la Germania è in forte rallentamento economico e produttivo a chi si riferisce?
Alla Francia in crisi economica e sociale?
Alla Gran Bretagna in uscita?
All’Italia criticata da tutti?
Banche: NPL da eliminare
Anche sulle banche le risposte sono state poco chiare.
La guerra agli NPL è scontata ma nessun accenno a possibilità di riacquisto da parte della BCE.
Ergo parole, parole, parole…
Fiducia sulla Cina ma nessun invito alla Commissione europea
Ottimismo e parole inusitatamente entusiastiche sono state spese riguardo alla attesa di una veloce ripresa della economia cinese.
Con ovvia ricaduta a livello globale.
Molto chiaro e netto anche l’apprezzamento per le manovre congegnate dal governo di pechino per il rilancio dell’economia.
Peccato che Draghi non abbia pensato di invitare anche la Commissione europea a prendere esempio e darsi una mossa sulla stessa scia…
Visto che l’indirizzo politico cinese ha meritato tante belle parole sarebbe stato il minimo vedere riproposti gli stessi temi nella claudicante Europa.
Una UE molto poco unita
A corollario dei singoli temi quello che è emerso chiaramente è una unione europea molto poco unita che, a cominciare dalla Brexit, deve affrontare problemi in serie, spesso partendo da posizioni distanti.
Ed è parso chiaro il riferimento alla Commissione di governo di Bruxelles più che non al board della BCE che Draghi ha più volte definito unanime.
Basterà per svoltare?