Come opera la funzione di salvataggio delle Banche Centrali? Come farà la BCE a salvare i bilanci pubblici, se le operazioni sul secondario non basteranno? Perché le Banche Centrali stanno considerando la possibilità di valute digitali da loro emesse?
Un articolo per capire certi meccanismi delle Banche Centrali, ma anche le prospettive future che si aprono a nuovi scenari, inclusa l’adozione di criptovalute di propria creazione. Temi che potrebbero anche, di primo acchito, apparire sconnessi e separati, ma che invece sono strettamente correlati, ad un’analisi non superficiale.
Seguitemi e scopriamo il perché.
Tutto origina da uno scenario economico che stanno attraversando le principali economie e che non è certo roseo, per usare un eufemismo, a seguito del coronavirus.
Maggiori costi per sostenere l’economia e minori introiti da entrate fiscali mettono peraltro sotto pressione anche la sostenibilità del debito pubblico.
Ed ecco quindi una pluralità di interventi da parte della Banche Centrali a sostegno del debito pubblico, sia pur con metodi diversi.
Banche Centrali tra funzione salvifica e nuova opzione monetaria: come opera la funzione di salvataggio delle Banche Centrali?
Una Banca Centrale può acquistare titoli del debito in fase di emissione.
Con questa funzione si garantisce che tutto il denaro di cui uno Stato abbia bisogno, venga garantito parte dal mercato, parte dal prestatore di ultima istanza. In questo caso la Banca Centrale che acquista il quantitativo di titoli emesso dallo Stato e non acquistato dal mercato. Pertanto, anche se il mercato non è disponibile a coprire integralmente un’emissione, in questo caso c’è sempre la Banca Centrale pronta ad intervenire.
Tipica funzione gestita e garantita storicamente dalla Banca d’Italia, prima del famoso divorzio dal Tesoro, ed attualmente svolta dalla FED, ad esempio.
Ma tutte le banche, sia che svolgano o meno questa funzione, acquistano anche sul mercato secondario.
Cosa significa acquistare sul secondario?
In questo caso la Banca Centrale acquista titoli già emessi, raggiungendo diversi obiettivi. Livellamento verso il basso dei tassi di interesse, ma anche iniezione di una garanzia nello stesso mercato, che invece acquista titoli in fase di emissione.
Immaginiamo, infatti, di voler acquistare un titolo obbligazionario, emesso da una società, in fase di emissione.
Se ci fossero mani forti che, una volta emesso il titolo, sappiamo essere poi disponibili ad acquistarlo, saremmo maggiormente invogliati e rassicurati nell’acquistarlo anche in fase di emissione.
Sapremmo, infatti, che poi comunque ci sarebbe chi disponibile ad acquistarlo ed a sostenerne, quindi, le quotazioni.
Ecco la funzione svolta dalla BCE
Anche se la BCE acquista titoli di Stato già presenti sul mercato, se decide, ad esempio, di acquistare titoli con una certa scadenza, il mercato sa che se si acquistano titoli con analoghe caratteristiche, poi dovrebbe comunque intervenire la BCE con acquisti a sostenere le quotazioni.
Ecco, quindi, che la BCE svolge una fondamentale funzione, e se dichiarasse un programma di ulteriori acquisti futuri, questo equivarrebbe ad una ulteriore garanzia per il mercato. Se cioè dichiarasse la disponibilità ad acquistare determinati quantitativi di titoli entro un determinato lasso temporale.
Lo ha fatto in passato, e questo, al momento, garantisce il mercato molto più delle politiche economiche di singoli stati o dell’UE.
Del resto, neppure sappiamo se determinati fondi, relativi al programma Next Generation UE, arriveranno, o se tali fondi saranno sufficienti.
Invece la BCE potrebbe intervenire con una potenza di fuoco decisamente superiore.
Ma se le operazioni sul secondario non bastassero?
Come dicevo sopra, parlando di Banche centrali tra funzione salvifica e nuova opzione monetaria, ci troviamo in una fase di crescenti costi e di minori entrate per lo Stato, in primis per il nostro Paese.
Da considerare, quindi, che comunque gli acquisti di titoli sono sempre una forma di flusso correlato all’indebitamento.
Come riportare, quindi, il debito su una traiettoria di maggior sostenibilità?
Una possibile soluzione, che potrebbe formalmente rientrare tra le possibilità della Banca Centrale, quella di sottoscrivere titoli irredimibili.
Anche se tali titoli non fossero sottoscrivibili da una Banca Centrale in fase di emissione, potrebbero essere acquisiti soprattutto da investitori istituzionali.
Se la BCE prevedesse un consistente programma di acquisto di siffatti titoli sul secondario, il sottoscrittore in fase di emissione avrebbe la garanzia di poterli rivendere sul secondario, qualora lo ritenesse opportuno.
E, trattandosi di titoli irredimibili, lo Stato avrebbe denaro che non deve restituire in termini di capitale, quindi una sorta di monetizzazione del debito.
Potrebbe anche essere superato lo scoglio dei divieto dei trattati europei di finanziamento del debito da parte della Banca Centrale, perché comunque, anche se l’acquisto di siffatti titoli in fase di emissione venisse giuridicamente ricondotto a forme di finanziamento, non sarebbe la BCE ad acquisirli in fase di emissione, ma il mercato, e la BCE interverrebbe solo sul secondario.
Perché le Banche Centrali stanno ipotizzando la realizzazione di proprie criptovalute e cosa ha a che fare questo progetto con l’inflazione?
Il rischio più temuto, conseguente a politiche monetarie espansive, è quello di un’esplosione di dinamiche inflattive troppo accentuate.
Queste deriverebbero da una eccessiva circolazione di quantitativi troppo elevati di moneta, che non sarebbero supportati da una crescita in pari misura dell’economia.
Pertanto il valore di quest’ultima sarebbe suddiviso tra un quantitativo sempre maggiore di moneta circolante, che subirebbe un inevitabile calo di valore.
Ma certo questo fenomeno non sussisterebbe, o verrebbe comunque decisamente ridimensionato se, a prescindere dal quantitativo di moneta creato da una Banca Centrale, e pur a fronte di economie stagnanti, parte significativa della nuova base monetaria, invece di circolare, venisse depositata in riserve private, come conti correnti et similia.
Non è un caso che se, fino a non moltissimo tempo fa le Banche Centrali guardavano negativamente alle criptovalute, ora invece loro stesse stiano varando studi ed ipotesi di lanciarne di proprie.
Una criptovaluta ha, per definizione, caratteristiche antinflattive, nel momento in cui il quantitativo futuro è predeterminato.
Pertanto, cosa succederebbe se parte significativa delle transazioni commerciali in un Paese non avvenisse nella moneta legale, stampata dalla Banca Centrale, ma in una criptovaluta?
Evidentemente, quelle transazioni non utilizzerebbero la tradizionale moneta legale, euro o dollaro, ma avverrebbero in criptovaluta. Ne consegue che il correlato controvalore di tali transazioni equivarrebbe ad un pari controvalore della tradizionale moneta legale, che non circolerebbe sul mercato.
È come se parte della tradizionale moneta creata da una Banca Centrale venisse in parte tolta dalla circolazione. Per un controvalore pari al quantitativo circolante nelle transazioni relative ad acquisto di beni e servizi in criptovaluta.
A proposito di Banche centrali tra funzione salvifica e nuova opzione monetaria, secondo diverse scuole economiche, questo fenomeno dovrebbe quindi tradursi in un netto contenimento di dinamiche inflattive, ed evidentemente le Banche Centrali ci stanno facendo almeno un pensierino.
Ecco quindi spiegata la probabile finalità delle Banche Centrali, o comunque una della finalità, connessa al contrasto dell’inflazione.
A fronte di un cospicuo incremento di politiche monetarie espansive, neutralizzare parte della circolazione di nuova base monetaria espressa nella tradizionale moneta avente corso legale, tramite circuiti di transazione commerciale in criptovaluta.
A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT“