Attenzione, perde più di 1000 euro chi ne lascia 10mila sul conto per 5 anni

quando il risparmiatore deve comprare non lo fa. Perché

Attenzione, perde più di 1000 euro chi ne lascia 10mila sul conto per 5 anni. Il titolare di un conto corrente bancario spesso non sa che negli anni l’ammontare complessivo dei risparmi cala. E ancor più ignora che si perdono somme di denaro importanti quanto più lungo è il tempo in cui si lasciano i soldi in giacenza. I risparmi che custodite in una cassetta di sicurezza o in un luogo nascosto della vostra abitazione almeno non comportano spese di gestione. Il contribuente che invece lascia in deposito i contanti per anni sul conto deve preventivare perdite sensibili.

Nell’articolo “5 ragioni per tenere pochi soldi sul conto corrente” il lettore troverà validi consigli per evitare di sostenere costi inutili. Adesso entriamo nello specifico delle spese che il risparmiatore sostiene e di cui non sempre è consapevole. Ve lo ripetiamo: attenzione, perde più di 1000 euro chi ne lascia 10mila sul conto per 5 anni. Questa affermazione non nasce dalla volontà di seminare il panico o di fare terrorismo psicologico ai danni del contribuente. Le perdite sui soldi che il correntista lascia in deposito sono reali e sono frutto di specifici calcoli.

Attenzione, perde più di 1000 euro chi ne lascia 10mila sul conto per 5 anni

Mettiamo il caso di un risparmiatore medio che ha in giacenza una somma di denaro pari a 10mila euro. Se non utilizza i contanti e non li investe subirà una perdita del 18%. Su un deposito di 10mila euro il 18% di perdita equivale a 1.800 euro. La percentuale di perdita pari al 18% deriva dalla somma dei costi di gestione e dell’inflazione.

Oltre ai costi di gestione, il titolare del conto deve infatti pagare l’imposta di bollo che ammonta a più di 34 euro su base annuale. Alcuni correntisti, a seconda del contratto bancario, devono pagare commissioni per effettuare alcune operazioni. Altri istituti bancari addebitano anche i costi di fornitura del bancomat. A ciò si aggiunga il peso negativo dell’inflazione che fa perdere potere d’acquisto al denaro. Col passare degli anni si riduce la quantità di beni e servizi che il risparmiatore può acquistare a parità di somma di denaro.

Si giunge pertanto nel giro di soli 5 anni a perdere più di 1000 euro quasi senza averne coscienza. Ciò perché ai costi di gestione e al venir meno del potere di acquisto si aggiunge una terza variabile negativa. Ci riferiamo al mancato riconoscimento di tassi di interessi che possano controbilanciare le perdite del correntista. Se difatti gli istituti bancari o postali riconoscessero dei margini di interessi consistenti al risparmiatore converrebbe pianificare l’accumulo di somme di denaro.