La redazione di ProiezionidiBorsa, in tema di famiglia, ritorna su un argomento molto comune fra i coniugi, quando sono ai ferri corti. Cosa accade se dal PC in comune con il nostro/a consorte, troviamo delle sue foto compromettenti? Possiamo utilizzarle, in sede di separazione, per ottenere l’addebito della separazione? Stiamo violando la privacy?
Ebbene, sembrerebbe proprio di sì, anche se il PC è comune, costituisce violazione di privacy utilizzare foto del coniuge per addebitare la separazione. Attenzione, quindi, al PC in comune, è violazione di privacy utilizzare le foto per addebitare la separazione
La considerazione che l’unione tra marito e moglie affievolisca il diritto alla privacy, trova dei limiti. Il diritto alla riservatezza deve essere sempre tutelato, andare oltre certi limiti, soprattutto mediante l’utilizzo di strumenti social, può addirittura costituire reato.
Entrare nel profilo social del consorte, pur sapendo username e password, perché in passato il coniuge li ha riferiti, non significa comunque agire lecitamente. Costituisce comunque un reato, perché si sta agendo contro la sua volontà.
Attenzione al PC in comune, è violazione di privacy utilizzare le foto per addebitare la separazione
Pertanto, nel caso in cui, sul PC in comune con il nostro coniuge troviamo delle foto compromettenti, quali prova del suo tradimento, cosa fare? Se pur tentati a scaricare le foto ed utilizzarle in sede di separazione, per ottenere l’addebito del nostro consorte, la legge non lo consente.
Il diritto alla riservatezza è un diritto fondamentale dell’individuo, e che non può subire deroghe, neanche in costanza di matrimonio. Quindi utilizzare foto compromettenti del coniuge, anche se il computer è in comune, viola la privacy, perché utilizzate contro la sua volontà.
Inoltre, a prescindere dalle prove, ai fini dell’addebito della separazione, non sempre è sufficiente dimostrare la relazione extraconiugale. Ma ciò che rileva ai fini dell’addebito è dimostrare che è stata proprio la relazione extraconiugale a determinare la crisi.
Per tanto, prima di decidere di portare in giudizio prove non ottenute lecitamente, rischiando una causa penale, è bene riflettere attentamente. Non sempre ne vale la pena!
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