Asset allocation: cosa mettere in portafoglio?

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2019: asset allocation da privilegiare?

La fine del Quantitative Easing è stata data per scontata da tutte le parti. Forse troppo presto Le ultime mosse della Federal Reserve, infatti, in ambito di politica monetaria potrebbero far cambiare, seppur parzialmente, opinione.

Cosa significa questo? Come regolare la propria asset allocation

La Banca Centrale statunitense ha sempre confermato la sua volontà di completare la politica di normalizzazione dei tassi inaugurata da Janet Yellen nell’ormai lontano 2015. Politica che ha a sua volta fatto alzare i tassi ben 9 volte, 4 delle quali solo nel 2018.

Eppure nell’ultima conferenza stampa il governatore dell Fed, Jerome Powell, ha fatto intendere che per i prossimi mesi l’aumento del costo del denaro potrebbe vedere uno stop. Ci si trova, infatti, in una fase incerta sui mercati.

Anche la Bce, infatti, sottolineando la fase di rallentamento dell’economia, ha implicitamente dichiarato che un aumento del costo del denaro come previsto, per gli ultimi mesi del 2019, potrebbe non essere una certezza.

Come giostrare allora questa situazione di incertezza? Quale asset allocation?

Sicuramente ritornando alla parola d’ordine di ogni buon investitore: diversificazione. A questo sarà bene aggiungere anche la protezione dai rischi. Lo suggerisce anche SocGen che ricorda i recenti rialzi dell’oro indicandoli come segni di una serie di timori. Il metallo giallo, infatti, ha superato la soglia dei 1.300 dollari puntando adesso, oltre i 1.326 se non proprio 1.380.

Ma se si parla di rischi si parla, inevitabilmente anche di possibilità. Seppur potenziali.

Mercati in altalena? La risposta per antonomasia è il cash. Lo stesso che si dovrebbe avere sempre in portafoglio, pronto per eventuali occasioni dell’ultim’ora.

Solitamente. E per l’azionario?

Se si va incontro a correzioni  o flessioni di mercato, in questo caso, la già citata diversificazione può essere l’arma vincente.

Andare oltre le certezze per la propria asset allocation

Quando all’inizio della grande crisi del 2008 sui mercati si abbatterono le forti vendite che hanno fatto crollare i mercati, alcuni settori videro l’orlo del baratro. L’esempio più conosciuto è quello dei beni di consumo di base con un -29%, secondo solo al settore sanitario con una perdita del 38%.

La beffa?

Sono sempre stati ritenuti delle certezze. Ma contro le fluttuazioni del mercato, un incremento può essere offerto dai dividendi. Individuarli?

La prima carta sta nell’ignorare i numeri e nel preferire invece la qualità dell’emittente. In altre parole, meglio scegliere società che possono assicurare bilanci solidi e un buon flusso di cassa.

A questo si aggiungano anche dinamiche gestionali che permettono di vedere una liquidità di copertura per cedole che si protrarranno nel tempo.