Sotto certi punti di vista, per le obbligazioni di Stato marzo è stato una Caporetto. Il mercato (specie gli investitori stranieri, secondo gli analisti finanziari) ha venduto a piene mani i nostri sovereign bond. Le motivazioni si sprecano e si rinforzano l’un l’altra, contribuendo a irrobustire il trend ascendente dei rendimenti. Inflazione, guerra in Ucraina, le future mosse BCE, caro energia, le tensioni del Governo, etc.
I rialzi dei rendimenti valgono anche sulle brevi scadenze, con il segno meno sparito quasi del tutto. Il risultato è che anche a marzo i rendimenti sui titoli di Stato sono saliti, accendendo l’interesse dei risparmiatori.
I rendimenti sui titoli di Stato in base alla vita residua
Vediamo adesso quali sono stati i rendimenti medi lordi dei titoli pubblici nel mese appena concluso. Dalle rilevazioni della Banca d’Italia si evince che il Rendistato si è attestato a +1,194% e il RendiBot a –0,651%. Ricordiamo che quest’ultimo esprime il rendimento medio lordo dei BOT.
In particolare, a marzo 2022 il Rendistato per fascia di vita residua è stato pari a:
- –0,299% sulle scadenze tra i 12 e i 18 mesi;
- +0,131% sui titoli pubblici aventi una vita residua tra i 19 e i 30 mesi;
- +0,507% sulle scadenze racchiuse tra i 31 e i 42 mesi;
- +0,779% per i BTP con vita residua tra i 3 anni e 7 mesi e i 4 anni e 6 mesi;
- +1,097% sulle scadenze residue tra i 4 anni e 7 mesi e i 6 anni e 6 mesi
- +1,441% per i BTP con scadenza tra i 6 anni e 7 mesi e i 8 anni e 6 mesi;
- +1,773% sui titoli di Stato la cui vita residua è pari a 8 anni e 7 mesi e i 12 anni e 6 mesi;
- +2,106% sulle scadenze residue tra i 12 anni e 7 mesi e i 20 anni e 6 mesi;
- Infine il +2,395% per i BTP la cui vita residua va dai 20 anni e 7 mesi e oltre.
Anche a marzo i rendimenti sui titoli di Stato sono saliti e i soldi investiti su questi BTP renderebbero il 2,395%
Il piccolo risparmiatore potrebbe domandarsi se esistono titoli più convenienti di altri tra cui andare a scegliere. La domanda presa a sé stante ha poco senso se non inserita all’interno di alcune considerazioni. Vale a dire il profilo di rischio, il tempo a disposizione e gli obiettivi legati a un dato investimento.
In linea di massima, i titoli con una scadenza lunga hanno rendimenti maggiori ma anche forti escursioni di prezzo sul mercato secondario. Ad esempio abbiamo visto come questo BTP a 30 sia sceso del –9,73% e risalito del 10,55% nel giro di un mese e mezzo circa.
Questi titoli, in definitiva, non sono adatti ai risparmiatori con basso profilo di rischio e/o breve orizzonte temporale. In compenso abbiamo visto che consentono di guadagnare il 5%, il 10% o il 20% a scadenza.
Per questi risparmiatori potrebbe andare meglio un titolo di Stato con vita residua compresa tra i 4 e gli 8 anni. La durata media offrirebbe una discreta protezione contro le oscillazioni dei prezzi sul mercato secondario. Invece i rendimenti nominali lordi consentirebbero solo di limare in parte le perdite reali. Tra inflazione alle stelle, commissioni bancarie e aliquota fiscale al 12,50%, il guadagno vero sul reddito fisso è negativo.
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