Il social sulla bocca di tutti in questi giorni

Parler

Parler, il social network alternativo, reso popolare dai sostenitori di Donald Trump, è stato bandito da Apple, Google e Amazon.
La piattaforma è diventata l’app più scaricata nel fine settimana dell’8 novembre, il giorno in cui i principali media hanno diffuso la vittoria di Joe Biden alle elezioni americane.

Il motivo del blocco di Parler sarebbe l’incitamento all’odio, che secondo le aziende potrebbe portare a un evento analogo all’assedio del Campidoglio del 6 gennaio.

Cos’è Parler?

Il social sulla bocca di tutti in questi giorni si autodefinisce come “social media imparziale”, un luogo in cui le persone possono “parlare liberamente ed esprimersi apertamente”.

Vorrebbe, vedendo l’interfaccia e la missione preposta, essere il figlio di Twitter e Instagram.

La piattaforma è stata ampiamente utilizzata dai sostenitori dell’ex Presidente degli USA Donald Trump, compresi alcuni dei protagonisti dei disordini di Capitol Hill.

Facebook, Twitter e altri social network hanno intensificato gli sforzi per reprimere la disinformazione prima e dopo le elezioni presidenziali di novembre. Ciò ha portato molte personalità del mondo repubblicano americano (e non solo) a lamentare “censure sproporzionate” e lasciare il social di Mark Zuckerberg.

Questo avrebbe portato all’utilizzo di piattaforme alternative.

Quali sarebbero le controversie?

Parler ospita contenuti di dubbia veridicità e lascia libero spazio a un largo numero di opinioni “particolari” che sconfinano spesso nella frangia alt-right e complottista. La piattaforma è diventata una fucina di teorie del complotto e sostenitori del white power (ad esempio i Proud Boys e i sostenitori di QAnon).

Anche la fondazione di Parler suscita qualche dubbio. I “genitori” del sito sono John Matze, Jared Thomson e Rebekah Mercer, figlia di Robert Mercer, co-fondatore della società di analisi Cambridge Analytica. Azienda famosa per aver utilizzato illecitamente i dati acquisiti da Facebook e per mandare annunci sponsorizzati mirati e “spingere” così i potenziali elettori di Trump.

La famiglia Mercer ha finanziato la campagna del Presidente americano uscente ed è legata ad alcune organizzazioni accusate di diffamazione nei confronti di Hillary Clinton.

Che futuro si prospetta per il social sulla bocca di tutti in questi giorni?

Amazon, Apple e Google hanno bandito Parler dalle loro piattaforme lo scorso weekend. Ciò comporta che chiuderanno sia sito, sia l’app, fino a quando Parler non troverà un nuovo ospite; la sua sopravvivenza, quindi, è incerta.