Cerchiamo di capire perché non soffriamo il solletico se ce lo facciamo da soli. Il corpo umano è un grande e affascinante mistero. Se alcuni dei suoi funzionamenti più complessi vanno studiati dalla scienza, altri sono palesi. Ad esempio: se un mio amico mi fa il solletico rido sguaiatamente, se me lo faccio io non sento niente. Perché? A questa domanda, per molti senza risposta, c’è una soluzione. Ecco perché non soffriamo il solletico se ce lo facciamo da soli.
Perché soffriamo il solletico?
Prima di analizzare il perché non soffriamo il solletico se ce lo facciamo da noi, bisogna capire come funziona il solletico in generale. Bisogna iniziare, cioè, dicendo che ci sono due tipi di solletico: la gargalesi e la knismesi. La knismesi è provocata da un tocco leggero, come quello di un filo d’erba passato sul braccio. Ci solletica, ma non ci provoca risate e reazioni estreme. E siamo in grado di provocarcelo da soli passando, ad esempio, le dita sul palmo della nostra mano.
Il solletico per antonomasia è, invece, la gargalesi, che provoca risa e tentativi di fuga. La reazione al solletico è dovuta da una serie di fattori. In primis, il rapporto tra chi fa e chi riceve il solletico. Ridiamo, infatti, quando entrambi ci stiamo divertendo, ma se ce lo facesse uno sconosciuto non saremmo certamente così contenti. Pare, inoltre, che il solletico aiuti i bambini a imparare a difendere certe zone vulnerabili del corpo giocando.
L’effetto sorpresa
Altro elemento fondamentale del solletico è l’effetto a sorpresa. Il corpo reagisce in questo modo proprio perché non si aspetta di essere attaccato e cerca di ritrarsi al fastidio. Ecco svelata, dunque, la ragione per cui non soffriamo il solletico se ce lo facciamo noi.
Il nostro cervello, infatti, conosce bene le nostre mosse e prevede il movimento dei nostri arti. Sa, quindi, che vogliamo provare a farci il solletico prima ancora che le nostre dita si posino sul nostro corpo. E quindi addio effetto a sorpresa!