L’incubo dei contribuenti è una busta verde. Recapitata come una normale raccomandata, quella missiva in realtà è un accertamento fiscale. Ecco, quindi, la dimostrazione che il Fisco scava nel nostro passato e c’è chi deve tremare ancora dopo diversi anni. Anche se è passato molto tempo dall’ultima irregolarità infatti, non possiamo dormire sonni tranquilli. L’Agenzia delle Entrate può effettuare delle verifiche retroattive alla ricerca di errori ed omissioni. In questo articolo approfondiremo proprio i termini temporali entro i quali gli investigatori dell’Agenzia possono spingersi.
Le irregolarità più comuni
Gli investigatori ricercano gli indizi di possibili evasioni fiscali. Guadagni non dichiarati, detrazioni non dovute e fatturazioni indebite. Queste sono solo alcune delle possibili contestazioni che il Fisco ci può muovere. Anche a distanza di molti anni. Ma a temere gli accertamenti non sono solo i più facoltosi, anzi. Spesso sono le persone con i redditi più bassi a compiere irregolarità. Semplici dimenticanze o poca dimestichezza con le tematiche fiscali non sono scuse valide davanti agli 007 del Fisco. Anzi, spesso da una piccola irregolarità possono partire accertamenti retroattivi in grado di individuare ogni minima omissione. Sanzionando poi severamente i trasgressori. Abbiamo capito che il Fisco scava nel nostro passato e c’è chi deve tremare ancora, anche se avesse già sanato delle criticità. Ma per quanti anni gli esattori possono spingersi ad indagare nel passato? Scopriamolo nelle prossime righe.
Il Fisco scava nel nostro passato e c’è chi deve tremare ancora
Omettere una dichiarazione è più comune di quanto si creda. Può accadere per dimenticanza o anche per colpa del professionista cui abbiamo affidato l’incarico. Se l’evasione è contenuta, l’Agenzia punirà i trasgressori con una semplice sanzione. Se però le omesse dichiarazioni superano i 50.000 euro annui, scatterà una denuncia penale. Anche una dichiarazione infedele può sfociare nel penale. L’evasione deve però superare i 150.000 euro o il 10% dei guadagni se questi eccedono i 3 milioni. Segnaliamo ai Lettori che normalmente le verifiche fiscali nascono dai controlli incrociati. Un esempio è la mancata registrazione di una fattura scaricata da un cliente.
La retroattività delle verifiche
L’Agenzia, una volta accertata un’irregolarità, procederà con ogni probabilità a verificare le precedenti dichiarazioni. Insomma, dopo un accertamento il Fisco scava nel nostro passato e c’è chi deve tremare ancora a lungo. Ma non all’infinito. La legge stabilisce un limite massimo di sette anni per contestare eventuali omesse dichiarazioni. Per le dichiarazioni presentate e contenenti delle irregolarità, il periodo di possibili verifiche non può eccedere i 5 anni. Il contribuente può anticipare gli accertamenti e sanare eventuali irregolarità. In questo caso dovrà contattare l’Agenzia e pagare una sanzione variabile da 30 a 250 euro. Ma per il contribuente i tempi sono molto più stretti che per il Fisco. Infatti, il limite massimo per sanare la propria posizione è di 90 giorni dalla presentazione. Dobbiamo quindi verificare con estrema attenzione ogni comunicazione che intratteniamo con il Fisco. A questo proposito consigliamo la lettura del nostro approfondimento su come gestire le raccomandate dell’Agenzia delle Entrate.