“Una norma errata che ai tempi del Covid è simile a una bomba atomica”, ha detto ieri Alberto Nagel, Amministratore Delegato di Mediobanca, durante l’audizione parlamentare. Il riferimento era al c.d. calendar provisioning della BCE, ossia quella precisa norma che impone di svalutare in tre anni e al 100% i crediti deteriorati delle banche. Entriamo allora subito nel vivo dei lavori, ecco la bomba atomica che colpirà i bilanci delle nostre banche.
Cos’è il calendar provisioning
Per capire cos’è il calendar provisioning dobbiamo anzitutto citare le sofferenze e gli Utp, ossia i crediti di difficile riscossione integrale. Quest’ultimi vengono considerati infatti meno rischiosi rispetto alle sofferenze bancarie. Entrambi, tuttavia, costituiscono dei seri grattacapi per gli istituti di credito. Dopo la crisi del 2008 e l’attuale in corso, le banche non sono affatto prive di questi asset in portafoglio.
Bene, ora la norma BCE prevede di svalutare un credito deteriorato per un terzo del suo valore all’anno, per un massimo di tre. E giunge appunto in periodo difficile, come l’attuale crisi da Covid, i cui effetti peggiori sull’economia sono attesi nei mesi prossimi a venire.
Secondo gli ultimissimi dati della Banca d’Italia, a luglio scorso le sofferenze bancarie nette erano scese del 15,2% (sui dodici mesi) a 24 miliardi e mezzo circa. Mentre a un mese prima, a giugno, la correzione era stata solo pari al 12,3%.
Il giudizio di Alberto Nagel
Dinanzi alla Commissione d’inchiesta sulle banche (in merito all’applicazione delle misure per la liquidità), l’AD di Mediobanca ha definito la norma devastante. Anzi, l’ha paragonata a una atomica, un disastro per la tenuta del sistema bancario, non solo quello italiano. Gli Utp (inadempienze probabili) sono infatti dei crediti vivi, ma queste norme impongono di trattarli al pari dei crediti persi del tutto.
Per i conti degli istituti di credito questa disposizione potrebbe aggravare il saldo finale dei loro bilanci d’esercizio. Portandole a contabilizzare ulteriori perdite in un momento in cui l’economia è già di suo molto al di sotto del potenziale.
Esiste un rischio ricapitalizzazioni future?
Per le banche più deboli del sud dell’Unione, ha proseguito Nagel, ci sarebbe addirittura un ulteriore e grave rischio. Ossia quello legato a una loro futura ricapitalizzazione nel giro dei prossimi 2-3 anni. Cioè inaugurare di nuovo una stagione degli aumenti di capitale, simile a quella vissuta dagli istituti italiani tra il 2009 e il 2015. È una prospettiva al momento solo remota, ma se la tempistica del calendar provisioning resta invariata, nulla è da escludere a priori su questo fronte.
Ecco la bomba atomica che colpirà i bilanci delle nostre banche
Occorre infatti evitare sul nascere possibili rischi legati a eccessivi accantonamenti più di quanto la fase-Covid non richieda già di suo. Ed evitare che alle perdite legate ai probabili fallimenti delle attività di questa fase, si vadano ad aggiungere altri accantonamenti automatici.
Ad oggi la grande fortuna che ha il sistema bancario europeo risiede nell’estrema capacità di dialogo e ascolto della BCE. Seguiremo quindi la faccenda e Vi terremo aggiornati sulla sua evoluzione.