Attenzione che la crisi non è finita, lo dice la volatilità: potrebbe essere ancora il momento dell’oro

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Attenzione che la crisi non è finita, lo dice la volatilità: potrebbe essere ancora il momento dell’oro. Che la crisi indotta dalla pandemia del nuovo Coronavirus sia stata epocale non c’è nessun dubbio. Per la prima volta nella storia moderna, per la prima volta dopo la Seconda Guerra Mondiale, le economie hanno chiuso. Per la precisione, ovviamente, non tutte le branche economiche dei paesi sono andate in pausa. I servizi produttivi essenziali, quelli di cibo e bevande, sono rimasti sempre aperti. Ma il resto ha subito duri colpi. Alcuni settori, quelli legati ai viaggi, ai trasporti, all’ospitalità, al turismo, alla ristorazione, sono stati praticamente nullificati.

I mercati finanziari, in tutto il mondo, hanno percepito in anticipo, come sempre, cosa stava per succedere, ed hanno agito. Dal 19 febbraio al 23 marzo hanno incessantemente venduto tutto. Ma proprio tutto. Il crollo peggiore, come velocità, della storia dei mercati stessi. L’entità del danno è stata mediamente del 40-45%. In alcuni settori del 50-60%, ed anche oltre, come in quelli nominati. Solo la tecnologia, massicciamente utilizzata durante i lockdown, e la sanità, per ovvie ragioni, si sono salvati. Ma da allora le cose sono migliorate con la stessa velocità con cui sono andate male prima. Quindi, è tutto finito? Attenzione che la crisi non è finita, lo dice la volatilità: potrebbe essere ancora il momento dell’oro.

Attenzione che la crisi non è finita, lo dice la volatilità: potrebbe essere ancora il momento dell’oro

Durante il crollo dei mercati, hanno prosperato solo i beni rifugio. Ovviamente il dollaro e il franco svizzero, ma anche lo yen giapponese. E chiaramente l’oro. Dall’inizio della crisi, altrattanto ovviamente, l’oro ha sovraperformato tutti i mercati mondiali. Tranne il NASDAQ americano, unico mercato ad essere sopra i massimi del 19 febbraio.

Ma perché diciamo che la crisi non è finita? Perché lo dice la volatilità (CBOE:VIX), ossia la misura della “paura del mercato”. Negli anni dal 2009 al febbraio di quest’anno, la volatilità è stata storicamente bassa, intorno a 15. Nel periodo di massima paura del mercati è arrivata a 80,70. Oggi siamo a 32,60. Significa che la volatilità è ancora più che doppia rispetto alla media degli ultimi 10 anni. Il messaggio è chiaro: la crisi non è ancora finita, almeno nelle aspettative a breve termine. Questo perché, se non ve lo ricordate, il VIX misura i futures, cioè le prospettive future, ad un mese, dello S&P500.

E perché diciamo che potrebbe essere ancora il momento dell’oro? Da inizio anno l’oro ha guadagnato il 14,20%. Dal 19 febbraio, guadagna l’11,63%. E lo ha fatto in un momento di crisi epocale. Oggi, poi, un nuovo catalizzatore per l’oro potrebbe venire dai tassi bassi. Questi ultimi, negativi in termini reali, non sono mai un buon segnale sulle prospettive dell’economia. E sono una pessima notizia per i risparmiatori poco propensi al rischio, che si ritrovano con la certezza di perdere denaro in termini reali. Quindi, l’oro trova, e troverà, nuova forza finché la situazione rimane quella che descrivono volatilità e tassi bassi.