La pandemia ha confuso le carte nel settore beverage, dove alcune insegne hanno stracciato ogni record e altre hanno accusato perdite gravi. Gli investitori amanti del vino hanno assistito, da una parte, ai tracolli dei titoli nell’indice mondiale di Borsa delle imprese vinicole quotate. Esso è composto da 52 società, emittenti di 55 titoli trattati in 25 Borse, la cui capitalizzazione (35,8 miliardi di euro) era scesa (47,4 miliardi due anni fa, -24,5%).
Ci sono trend opposti per vino e alcolici, dove investire?
Nel primo trimestre 2020, riferisce Mediobanca il comparto del vino ha perduto 15,4 miliardi di euro di capitalizzazione a causa del Covid-19. Ci siamo già occupati della situazione drammatica di dei produttori, dal marsala al prosecco, che fa temere un prossimo ‘shopping’ di fondi nelle nostre campagne in Piemonte, Veneto e Toscana.
La corsa degli spirits
Sul fronte spirits, invece, entusiasmo alle stelle. Remy Cointreau (EURONEXT:RCO) pubblica la trimestrale con un + 11,3% e la quotazione a 123,9 euro. L’azione festeggia un nuovo record assoluto e porta il suo profitto annuale intorno a 13%. Ora punta a raggiungere i 140 euro per azione. Il titolo mostra un trend rialzista a breve, medio e lungo termine, si muove bene dalle sue medie mobili. Tra i segnali incoraggianti, l’uscita in alto dalle bande di Bollinger. Inoltre il MACD rimane al di sopra del suo segnale e c’è stato un brusco rialzo dei volumi trattati nell’arco di una settimana.
Prospettive top anche per Pernod Ricard, che si sta riprendendo dopo la pandemia, viaggia su 147,05 euro per azione, dopo aver toccato i 149 euro questa settimana e punta a tornare ai massimi del semestre in territorio 171 euro. Il titolo pare vocato al rialzo nel breve e nel lungo termine, si muove al di sopra delle sue medie mobili. Anche il MACD rimane al di sopra del suo segnale.
Trend opposti per vino e alcolici, dove investire
Pensare di diversificare il proprio portafoglio con operazioni immobiliari, acquisti fondiari o private equiti nel settore del vino, può essere una buona idea. Il vino certamente nel medio periodo si riprenderà. In questa ottica, l’indagine sul settore vinicolo pubblicata da Mediobanca è molto illuminante. Essa si articola in due sezioni: la prima riguarda 215 principali società di capitali italiane operanti nel settore vinicolo che nel 2018 hanno fatturato più di 20 milioni di euro.
Prima di fare acquisti, un’occhiata ai numeri
I bilanci sono stati aggregati per il periodo 2014-2018. Si tratta di aziende specializzate, spesso operanti su più regioni. Sono state escluse le imprese che, pur gestendo attività vinicole rilevanti a livello nazionale, realizzano il proprio volume d’affari prevalentemente con altri prodotti. Ove disponibile è stato privilegiato il dato consolidato. L’insieme è composto da 77 cooperative (incluse sei spa e srl controllate da una o più cooperative), 125 S.p.A. e s.r.l. a controllo italiano e 13 a controllo estero. L’aggregato ha espresso nel 2018 un fatturato pari a 9,1 miliardi, di cui 4,6 miliardi oltre confine (il 73,1% dei 6,2 miliardi di esportazioni rilevate dall’Istat).
Il tasso di rappresentatività delle 215 aziende, nel 2017, risulta pari al 78,3% in termini di fatturato (su circa 10,9 miliardi di euro) e al 72,7% in termini di addetti (su 21.743 occupati).
La governance, punto debole del mondo vinicolo
Le evidenze economico-finanziarie sono state integrate con interviste alle imprese volte a valutare i dati pre-consuntivi del 2019, le attese sulle vendite per il 2020. E non da ultimo alcuni aspetti della struttura commerciale e di governance. Un tema di primaria importanza se si va a caccia di una ‘tenuta’. La seconda sezione dell’indagine contiene due capitoli. Il primo analizza l’aggregato 2014-2018 delle 14 maggiori imprese internazionali quotate con fatturato superiore a 150 milioni di euro che ha segnato nel 2018 ricavi pari a 5,7 miliardi di euro.
Il secondo illustra la dinamica tra il 2001 e l’inizio di aprile 2020. Dal 2015 sono incluse nell’indice mondiale due società italiane (IWB e Masi Agricola), la cui capitalizzazione era complessivamente pari a 165 milioni di euro a fine marzo 2020.