Lo scontro all’interno dell’Eurogruppo sugli strumenti da utilizzare per frenare la recessione e fare ripartire le economie, appesantisce le Borse europee. In risposta alla emergenza sanitaria da coronavirus c’è stata una reazione in ordine sparso dei Paesi dell’Unione Europea. Adesso il timore dei mercati è che questa risposta in ordine sparso possa trasferirsi alle misure per contrastare la recessione. E sarebbe un grave errore. Specialmente per i Paesi che più di tutti sono indebitati e quindi esposti alla speculazione, come l’Italia. Col risultato di banche sotto attacco e risparmi e credito in pericolo: si rischia la fine della Grecia.
In Borsa a Milano il settore bancario è sotto pressione.
E’ sui mercati italiani che le tensioni all’interno dell’Eurogruppo, in particolare sul ricorso al MES e sugli Eurobond, si fanno sentire. Da due giorni lo spread è tornato a salire ben oltre i 200 punti, spartiacque tra mare tranquillo e acque agitate. E da due giorni le banche sono tornate sotto pressione. Con quotazioni ai minimi storici non riescono a risollevarsi, a differenza di altri titoli azionari. Con un mancato accordo nella riunione del 23 aprile dei capi di Stato e di Governo della UE, lo spread potrebbe schizzare in alto. Se si arriverà veramente ad attuare la minaccia del Premier Conte di fare da soli, si rischia una nuova tempesta finanziaria. Le banche saranno sotto attacco e risparmi e credito in pericolo: il rischio è fare la fine della Grecia.
Banche sotto attacco, risparmi e credito in pericolo: si rischia la fine della Grecia
Per ora la BCE ci ha messo una pezza con l’acquisto illimitato di titoli di Stato sul mercato. Ma questo non ha placato i dubbi dei mercati che tengono sotto mira le nostre obbligazioni e di conseguenza le nostre banche. Se il 23 aprile in sede di Eurogruppo non si troverà un accordo, il sistema bancario sarà il primo a rischiare il tracollo. Si potrebbe vedere una ondata di vendite sui titoli con una perdita di valore patrimoniale preoccupante. In crisi di liquidità le banche potrebbero chiudere i rubinetti del credito.
Il sistema bancario italiano è la linfa del nostro sistema produttivo e la cassaforte degli ingenti risparmi degli italiani. Se questo va in crisi ne risentiranno negativamente il sistema produttivo e risparmi, i due pilastri della economia italiana. In mezzo alla recessione peggiore dal dopoguerra questo potrebbe portare l’Italia in una crisi ancora più profonda. A un passo dal default come si trovò la Grecia nel 2012.